Buone pratiche di cooperazione
Le reti tra imprese agricole non rappresentano un’opzione solo per fronteggiare la frammentazione del settore agricolo, ma sembrano emergere come strategia alternativa per ovviare al vincolo della piccola dimensione. In genere, i network agiscono da moltiplicatori di efficienza, generatori di economie di scala e di innovazione. In questa logica, la versatilità del contratto lo configura come un’opzione attraente per il settore agroalimentare italiano, che è in prevalenza composto da eccellenti PMI “spesso incapaci di competere in termini di innovazione ed internazionalizzazione”.
Il contratto di rete consente di condividere idee innovative, know how e servizi, razionalizzare i costi e colmare i gap delle ridotte dimensioni aziendali. Tuttavia, esso ha senso soltanto nell’ipotesi in cui venga costituita un’organizzazione virtuosa, in cui l’interazione tra i partners “crea valore maggiore rispetto a quello che i singoli potrebbero produrre da soli”. Di seguito si elencano le buone pratiche di cooperazione relative a diversi aspetti: produzione – logistica – confezionamento - promozione e vendita – limitazione comportamenti opportunistici – sostenibilità ambientale – ricerca fornitori.
