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Comitato di redazione

Il ruolo dei marchi di qualità europei nel settore agroalimentare


Quando si parla di cibo la parola d’ordine è sempre “qualità”. Soprattutto nel mercato agroalimentare italiano il fattore qualitativo è un discrimine fondamentale. In questo contesto, il marchio può costituire un valido alleato e costituisce un vantaggio sia per i produttori che per le istituzioni comunitarie. Il primo, infatti, trae un vantaggio competitivo nel poter certificare la qualità e la provenienza del suo prodotto, mentre le istituzioni possono meglio monitorare gli standard qualitativi della merce che finisce sugli scaffali degli Stati Membri.

Oggi, il concetto di qualità alimentare è influenzato da una serie di caratteristiche sia tangibili che intangibili. La valutazione dei consumatori non si ferma più alla sola estetica del prodotto ma entrano in gioco fattori nuovi e più complessi. L’acquirente avverte in maniera sempre più incisiva il bisogno di indagare la provenienza di ciò che compra e di condividere i valori dell’azienda produttrice. Ecco perché concetti come la filiera corta e i gruppi d’acquisto solidali si stanno diffondendo in modo capillare nel settore. Il cliente, infatti, ha necessità di “dare un volto” ai prodotti che mette sulla sua tavola e di avere garanzie di freschezza e genuinità.

Il marchio ha un ruolo cardine, poiché capace di trasmettere al consumatore finale, in modo diretto ed efficace, i valori su cui si basa l’azienda. Associare, quindi, una politica aziendale improntata alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente a un marchio che certifichi la qualità e la prossimità geografica del prodotto, può diventare un discrimine importante sul mercato.

A tal proposito, la Commissione Europea ha messo a punto un sistema di protezione dei regimi di qualità alimentare, stabilendo una serie di regole e di procedure che i produttori devono rispettare per ottenere un determinato marchio di qualità che certifichi il rispetto di questi parametri.

Allo stato attuale, i marchi Comunitari di qualità agroalimentare sono quattro, (senza contare i marchi di qualità nazionali e regionali): DOP, IGP, STG e BIO. L’Italia, in questo ambito, detiene il record per il numero di denominazioni protette registrate. Sono previsti, inoltre, appositi organi di controllo che si occupano di verificare il rispetto dei requisiti e delle normative alla base del rilascio della certificazione.

Il marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta, certifica il rispetto di determinate caratteristiche qualitative associate principalmente alla provenienza territoriale del prodotto. L’ambiente geografico, in tali contesti, attiene sia a elementi strettamente naturali, che a elementi umani derivanti dalla tradizione e dalla conoscenza dei produttori del luogo. Per ottenere il marchio DOP è necessario che le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione del prodotto avvengano in un’area geografica delimitata e che vi sia il rigoroso rispetto di uno specifico disciplinare di produzione.

Il marchio IGP, Indicazione Geografica Protetta, è associato a prodotti che rispettano elevati standard qualitativi e che presentano caratteristiche riconducibili a un’area geografica delimitata. In questo caso è importante che almeno una fase del processo produttivo abbia luogo in una particolare area.

In sostanza, la differenza tra il marchio DOP e il marchio IGP attiene al fatto che, nel primo caso, ogni aspetto dell’elaborazione e commercializzazione del prodotto avviene nel territorio indicato. Nel secondo caso, invece, non è necessario che tutte le fasi avvengano nel territorio me è sufficiente che anche solo una di queste avvenga nel luogo dichiarato.

Il marchio STG, Specialità Tradizionale Garantita, a differenza dei primi due marchi citati, non si ricollega ad aspetti geografici ma sposta il focus sulla composizione del prodotto o sulla metodologia di produzione.

Il marchio BIO, infine, garantisce che il prodotto sia privo di sostanze chimiche, o meglio che almeno il 95% degli ingredienti agricoli vengano coltivati con metodi biologici rispettosi del sistema di controllo e certificazione nazionale.

Marchi come il Presidio Slow Food, invece, non sono ufficiali bensì assegnati da specifiche associazioni. Nel caso specifico, il marchio Slow Food è assegnato dal Comitato Scientifico Slow Food. Tali certificazioni mirano ad affiancarsi ai tradizionali marchi degli organi pubblici, affidandosi alla scelta di associazioni di respiro nazionale e internazionale.

                                                                                      

Autore: MTN Company

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